CAT EYE

L’occhiale Glamour

La storia degli occhiali Cat Eye è una cultura che ci porta indietro di quasi 100 anni e che affonda le sue radici in un’epoca ben più lontana rispetto a quella a cui vengono spesso associati. Comunemente noti come gli occhiali delle dive anni ‘50 e ‘60, sono ancora oggi simbolo di mistero e fascino grazie allo sfoggio della loro forma allungata sui volti più noti del jet-set da Rihanna a tutta la stirpe allargata delle Kardashian. Quello che in pochi sanno, però, è che la storia degli occhiali Cat Eye in realtà inizia nel 1930; Siamo negli anni della grande depressione e dei regimi totalitari in Europa. Gli anni del ritorno a un quotidiano sobrio e composto, ma non privo di sogni, che vengono spesso riposti nell’immaginario cinematografico e divistico, l’unica vera forma di evasione dalla realtà. Siamo anche negli anni in cui l’eccentrica artista e designer Altina Schinasi entra in un negozio di occhiali e si accorge che i modelli proposti per le donne sono privi di carattere, noiosi, in poche parole: brutti. “Ho pensato, beh, si può fare qualcosa di meglio di questi orribili occhiali che sembrano provenire dall’epoca di Benjamin Franklin” racconta la stessa Altina nell’omonimo documentario del 2014 a lei dedicato. “Riflettendo su cosa sarebbe stato bello su una faccia ho pensato a una maschera, una maschera di Arlecchino.”

La prima versione degli occhiali Cat Eye, quindi, si ispira alle maschere carnevalesche e, nello specifico, a quelle veneziane tanto amate dalla designer americana. La montatura si allunga, protendendo verso l’alto, e diventa eccentrica, colorata, esagerata. Ma il successo è tutto fuorché immediato: la maggior parte degli ottici e dei negozianti, infatti, respinge i modelli proposti da Altina, affermando che solo delle persone con gravi disturbi psichici potrebbero avere il coraggio di indossarli. Ovviamente, si sbagliano di grosso; L’occhiale viene accettato da una boutique di New York e inizia ad attirare l’attenzione. I primi vent’anni di vita del Cat Eye sono gli anni del modello Arlecchino, rigorosamente da vista, indossato prevalentemente da segretarie e professioniste. Almeno fino a quando l’occhiale non incontra lo sguardo di Marilyn Monroe.
L’attrice lo indossa ovunque, soprattutto sul grande schermo dove inizia il suo vero successo, con la pellicola del 1953 Come sposare un milionario. L’aspetto felino della montatura gli conferisce ufficialmente il nome con cui lo conosciamo e il modello inizia a spopolare sui volti di dive di Hollywood come Grace Kelly, Sophia Loren ed Elizabeth Taylor, determinandone la mania collettiva: trattandosi di un modello ancora da vista, si iniziano a diffondere i glamour glasses, ovvero le lenti non graduate per chi non vuole rinunciare al cat eye pur non avendo bisogno di indossare gli occhiali.

A trasformare questo modello felino negli occhiali da sole più famosi di sempre, però, è un’altra icona assoluta del cinema. Siamo negli anni Sessanta, il film è Colazione da Tiffany e lei si chiama Audrey Hepburn. Basta guardarli sul volto di Holly Golightly per pochi secondi e il gioco è fatto. Quelli che lei indossa sono i Manhattan di Oliver Goldsmith e, oltre alla lente scura, presentano altre caratteristiche del tutto inedite fino a quel momento: le sue forme sono infatti più tondeggianti, morbide e affusolate, mentre la montatura must diventa quella tartarugata. Da quel momento, il Cat Eye esplode e i modelli si moltiplicano, rimanendo però fedeli al prototipo della Golightly, ovvero rigorosamente oversize. Tra gli anni Settanta e Ottanta il cat eye si prende una pausa, lasciando posto agli occhialoni tondi fuori misura e al modello aviator, più maschile, successi dai bug eye degli anni Novanta e Duemila. In questi decenni, gli occhiali da gatta non spariscono del tutto, ma continuano ad aggirarsi con il passo felpato che li contraddistingue nei retroscena hollywoodiani, facendo talvolta capolino in qualche nota pellicola per ricordarci il loro diritto di sedere sul naso delle personalità femminili più graffianti, come le Pink Ladies di Grease, Anouk Aimee ne La Dolce Vita e Julia Roberts in Notting Hill, che nel 1999 mette le basi per un ritorno praticamente definitivo dell’occhiale. Oggi i Cat Eye rappresentano molto più di un revival, meritandosi un posto d’onore nell’olimpo degli accessori senza i quali è facile sentirsi persi.

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@pifebo

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